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Capire la fotofobia

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La fotofobia è un’eccessiva sensibilità alla luce. Si manifesta in presenza di luci molto intense, come per esempio quella solare, oppure a luci più soffuse, come quelle a incandescenza.

In base alla gravità della condizione, la fotofobia può causare piccoli fastidi oppure dolore oculare.

Le persone con gli occhi chiari (per esempio, azzurri) sono per natura più sensibili alla luce. La fotofobia è inoltre causata da una serie di malattie, sia oculistiche che non.

Tipi di luce

La fotofobia provoca sensibilità a una vasta gamma di fonti di luce, e il paziente può essere sensibile a una, diverse o tutte le tipologie. Tra esse, sono incluse:

  • Luce solare
  • Superfici riflettenti, come strade o finestre
  • Riflesso dell’acqua
  • Riflesso della sabbia o della neve
  • Luci artificiali (a fluorescenza o incandescenza)

Sintomi

Questi sono alcuni dei sintomi che si possono avvertire quando si è affetti da fotofobia:

  • Strabismo
  • Istinto di chiudere gli occhi
  • Mal di testa
  • Fastidio generalizzato in prossimità delle luci
  • Dolore oculare in presenza di luce, anche dentro casa
  • Rossore o vista offuscata quando si soffre di sensibilità

Alcuni sintomi possono durare fino a un paio di giorni. Qualora dovessero persistere, il paziente preoccupato può richiedere un appuntamento all’optometrista o al medico curante.

Cause della fotofobia

La fotofobia è solitamente causata da patologie sottostanti o problemi che portano alla sensibilità alle fonti di luce. La sensibilità si manifesta in vari gradi, e potrebbe comparire anche senza una causa scatenante o come conseguenza dell’invecchiamento. Il paziente che ha manifestato episodi di fotofobia dovrebbe sottoporsi a un controllo oculistico, così da stabilire con certezza quali sono le cause che l’hanno scatenata. Tra esse, ci possono essere:

  • Emicrania
  • Irite o uveite (infiammazioni interne all’occhio)
  • Abrasione corneale
  • Ulcera corneale
  • Irritazione da lenti a contatto
  • Glaucoma
  • Congiuntivite
  • Infezioni o malattie oculistiche
  • Ferite all’occhio
  • Meningite, o altri problemi al sistema nervoso centrale
  • Distacco della retina

Come funziona l’occhio: le basi

Ci sono quattro componenti principali che coadiuvano il funzionamento dell’occhio. La cornea e il cristallino sono posizionati nella parte frontale e concentrano la luce che arriva dall’esterno verso la retina. Quest’ultima converte gli impulsi ricevuti in segnali elettrici da inviare al cervello tramite il nervo ottico.

Qualora dovessero verificarsi problemi con uno di questi componenti, l’immissione di luce all’interno dell’occhio potrebbe risultare compromessa, causando sensibilità alla luce.

Come si diagnostica la fotofobia?

Un esame oculistico può determinare la presenza di fotofobia.

Esami oculistici

Durante la visita, il medico oculista seguirà questa procedura:

Casi in famiglia e sintomi attuali

L’optometrista inizia la visita facendo domande sulla storia clinica della famiglia e su eventuali sintomi del paziente. Il medico condurrà un’indagine su eventuali mal di testa o offuscamenti della vista che si palesano in accompagnamento agli episodi di fotosensibilità, e farà qualche domanda sullo stile di vita ed eventuali farmaci che vengono assunti con regolarità.

Storia clinica, sintomi ed età del paziente possono spingere lo specialista a condurre ulteriori indagini per verificare la presenza di altre malattie, come ad esempio glaucoma o retinopatia.

Esami oculistici

L’oculista effettuerà gli esami necessari a individuare la presenza di eventuali patologie avvalendosi, tra le altre strumentazioni, di un oftalmoscopio, ovvero una lampada che proietta una luce all’interno della pupilla per verificare l’interno dell’occhio e i suoi riflessi. Verranno inoltre verificate le capacità motorie e di sincronia degli occhi.

Altri test

L’oculista può avvalersi di una serie di esami, tra cui:

Test di acuità visiva – mediante l’utilizzo di una tabella di Snellen, dove ogni riga di lettere è scritta in caratteri sempre più piccoli. Al paziente verrà richiesto di leggere la tabella attraverso varie tipologie di lente.

Esame del campo visivo – puntini luminosi su sfondo nero vengono collocati davanti al paziente, che dovrà individuarli tutti verificando così la potenza della visione centrale e di quella perimetrale.

Test di messa a fuoco – per determinare la capacità del paziente di mettere a fuoco oggetti collocati a varie distanze.

Tonometria senza contatto – sfrutta un impulso d’aria da imprimere sull’occhio per verificare la pressione intraoculare. La pressione alta può essere indice di glaucoma.

Lampada a fessura – esame della cornea, dell’iride e del cristallino per verificare la presenza di anomalie.

Come si cura la fotofobia?

Il trattamento che verrà prescritto per contrastare la fotofobia dipenderà soprattutto dalla patologia sottostante. Se la malattia (per esempio, cataratta o uveite) è curata, in genere anche la fotofobia tenderà a migliorare molto. Se il paziente ha occhi sensibili alla luce per natura, l’optometrista saprà invece consigliargli occhiali specifici che lo aiuteranno a ridurre il fastidio o il dolore.

Occhiali

Le lenti anti-riflesso aiutano a ridurre il riverbero luminoso sulle superfici riflettenti, come finestre, acqua, strada, neve e sabbia.

Lenti UV

Occhiali da vista e da sole dovrebbero sempre contenere filtri UV per proteggere l’occhio dai pericolosi raggi solari. L’optometrista raccomanda lenti che proteggano da raggi UVA e UVB allo stesso tempo.

Occhiali da sole polarizzati

Le lenti polarizzate sono ideali per gli ambienti all’aperto pienamente illuminati dal sole e aiutano a proteggere gli occhi dal riflesso di superfici piatte come acqua, sabbia, neve, finestre o parabrezza.

Lenti colorate

Le lenti colorate variano da sfumature del blu, del rosso e del giallo e limitano i raggi luminosi delle rispettive lunghezze, proteggendo così l’occhio dal fastidio della luce eccessiva. La scelta del colore delle lenti è soprattutto preferenziale, e non è vero che le lenti colorate di un certo colore proteggono di più in alcune situazioni in base al loro colore, ma è vero che ogni paziente risponde meglio a un determinato colore, in base a personali necessità.

L’optometrista saprà consigliare la lente colorata più adatta al paziente, e potrebbe decidere di prestare lenti colorate per un certo periodo di tempo, in modo da capire qual è il colore che funziona meglio. Potrebbe inoltre decidere di avvalersi di un colorimetro per determinare il filtro più adatto, ma solo nel caso in cui la fotofobia sia la causa scatenante dell’emicrania, di epilessia o problemi di lettura (es: dislessia), proprio perché le lenti colorate standard potrebbero non essere di alcun aiuto.