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Capire la cataratta

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La descrizione qui di seguito esposta del disturbo in esame ha il solo scopo di fornire un quadro meramente informativo per il lettore e non è sufficiente né in alcun modo idoneo a sostituire un’adeguata consultazione medica specialistica. Si consiglia al lettore, quindi, di consultare sempre il proprio medico curante e di sottoporsi a una completa visita medica specialistica, sia per la diagnosi del disturbo, sia per ricevere le più idonee e rilevanti indicazioni terapeutiche a trattare e curare la singola casistica.

La cataratta: che cos'è

La cataratta è un’opacizzazione della lente naturale contenuta nei nostri occhi (cristallino - per consultare la scheda informativa sul cristallino dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia Onlus clicca qui), collocata tra l’iride e il corpo vitreo (sostanza gelatinosa che riempie il bulbo oculare) dovuta a modificazioni nella composizione chimica del cristallino (principalmente ossidazione delle sue proteine), che comportano una riduzione della sua trasparenza (per consultare le schede informative su iride e corpo vitreo dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità - IAPB Italia Onlus clicca rispettivamente qui e qui.

Secondo l’Istat in Italia colpisce circa l’8,5% della popolazione tra i 70 e i 74 anni, il 12,4% nei cinque anni successivi e il 17,1% di chi supera gli 80 anni. Per l’OMS è la prima causa al mondo di cecità e ipovisione (anche se quasi sempre è reversibile). Secondo gli ultimi dati disponibili è responsabile del 53% dei casi di disabilità visiva1, principalmente concentrati nei Paesi in via di sviluppo, dove in molti casi non si hanno le risorse necessarie per effettuare l’operazione di cataratta.

La chirurgia della cataratta è l’intervento più diffuso anche in Italia. Si tratta di un’operazione di prassi, relativamente semplice. La cataratta può manifestarsi  oltre all’invecchiamento anche in seguito a traumi oculari (per consultare la scheda informativa sui traumi oculari dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia Onlus clicca qui), malattie oftalmiche o sistemiche (come il diabete). Può svilupparsi anche nei bambini, sebbene si tratti di un’occorrenza molto rara, che affligge solo 3-4 bambini ogni 10 mila.

Sintomi della cataratta

La cataratta si sviluppa gradualmente nel corso degli anni e, talvolta, può passare inosservata proprio perché la vista si deteriora molto lentamente. Sebbene non sia una patologia dolorosa, può condizionare la salute dell’occhio (e della vita) in modo anche molto grave. 

I sintomi che più comunemente vengono riferiti sono: visione offuscata (come se si vedesse attraverso un vetro smerigliato) oppure visione doppia, ipersensibilità alla luce (per consultare la scheda informativa sulla fotofobia dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia Onlus clicca qui) e sensazione di abbagliamento, percezione dei colori meno vivida, necessità di cambi frequenti nella prescrizione degli occhiali. Inoltre può accadere che chi è presbite sia in grado di vedere meglio da vicino (rispetto al periodo precedente l’insorgenza della cataratta) a causa di una progressiva miopizzazione dell’occhio dovuta all’indurimento del nucleo del cristallino. La pupilla, che normalmente è nera può, alla lunga, diventare di colore giallastro o addirittura bianca.

I bambini, similmente agli adulti, possono sviluppare invece la cataratta congenita (ereditata). L’opacità del cristallino congenita può essere causata da stati infettivi o infiammatori che si verificano durante la gestazione e colpiscono il nascituro, come ad esempio la rosolia. Nei bambini, la cataratta risulta più difficile da diagnosticare proprio perché per loro natura fanno più fatica a individuare il problema e comunicarlo. I sintomi includono un’area grigiastra o bianca all’interno dell’occhio, invisibile senza la strumentazione oculistica.

I bambini possono sviluppare forme di strabismo dovute alla presenza di cataratte. Questo disturbo è però piuttosto frequente anche nelle persone che soffrono di problemi di coordinazione degli occhi.

Cause delle cataratte

L’invecchiamento è una delle prime cause della cataratta. Ci sono diversi tipi di cataratta, tutti sono dovuti a modificazioni nella composizione chimica del cristallino (principalmente ossidazione delle sue proteine), che comportano una riduzione della sua trasparenza. Le cause di queste alterazioni possono essere molteplici: di solito è l’invecchiamento, ma ci sono anche traumi oculari, malattie oftalmiche o sistemiche (come il diabete), difetti ereditari o congeniti.

Pur trattandosi di un processo inevitabile che fa parte dell’invecchiamento, sono stati individuati diversi fattori che possono aumentare l’insorgenza della cataratta:

  • Predisposizione genetica - se in famiglia ci sono stati episodi di cataratta, il rischio è più alto.
  • Corticosteroidi. Assumere elevate quantità di corticosteroidi per lunghi periodi di tempo può aumentare il rischio di sviluppare la cataratta
  • Ferite all’occhio o patologie - un trauma oculare può causare l’infiammazione del cristallino, che diventa opaco. Può essere una delle complicanze della chirurgia oculistica. Altre patologie, come l’uveite – infiammazione nella parte centrale dell’occhio – possono aumentare l’insorgenza di cataratta
  • Lo stile di vita può diventare una delle concause dello sviluppo di questo disturbo - un consumo eccessivo di alcool, una dieta povera di nutrienti o eccessiva esposizione al sole, oltre che il fumo, sono fattori che possono aumentare il rischio di cataratta.

Come funziona l’occhio: le basi

Ci sono quattro componenti principali che coadiuvano il funzionamento dell’occhio.

La cornea e il cristallino sono posizionati nella parte frontale dell’occhio e hanno il compito di concentrare la luce che arriva dall’esterno, permettendo di formare le giuste immagini sulla retina.

La retina è uno strato di tessuto foto sensibile a luce e colore posizionata sul fondo dell’occhio. La sua funzione è di convertire gli impulsi in segnali elettrici.

Il nervo ottico trasmette i segnali elettrici dalla retina al cervello, il quale li interpreterà e consentirà la comprensione delle informazioni su luci e colori ricevute dall’occhio.

Il cristallino

Il cristallino è un organo che riflette la luce esterna e la proietta all’interno dell’occhio, sulla retina, rendendo possibile una visione nitida. Il cristallino modifica la sua forma in maniera da riuscire a mettere a fuoco oggetti che si trovano a distanze differenti. Se l’oggetto è distante, il cristallino si appiattisce, mentre se l’oggetto è vicino il cristallino si curva.

Il cristallino è circondato dal muscolo ciliare il quale, contraendosi o rilassandosi, lo aiuta a prendere la forma necessaria per mettere a fuoco gli oggetti. Più l’età avanza, più la capacità del cristallino di cambiare forma si deteriora, rendendo più lenta (e difficoltosa) la messa a fuoco degli oggetti più vicini. Questo fenomeno rientra negli errori refrattivi e prende il nome di presbiopia. La presbiopia può essere corretta con occhiali da lettura o lenti a contatto.

Nei soggetti affetti da cataratta, il cristallino è offuscato e non più trasparente, così che la luce non riesce a entrare in maniera efficace nell’occhio. Le proteine degradate del cristallino si agglomerano e si espandono col tempo, creando annebbiamento della vista.

Diagnosi della cataratta

Di solito la cataratta viene diagnosticata con l’ausilio di specifici strumenti. A tal fine è opportuno effettuare una visita oculistica periodica completa. L’oculista esaminerà l’occhio per determinare il tipo, le dimensioni e la sede dell’opacità del cristallino. La parte posteriore del bulbo oculare potrà, inoltre, essere esaminata con uno strumento (oftalmoscopio) per valutare se ci siano ulteriori alterazioni oculari che potrebbero contribuire alla riduzione della qualità visiva

Tra gli esami più diffusi, ci sono:

  • Test di acutezza visiva - viene usata una tabella speciale con righe scritte a caratteri progressivamente più piccoli. Più il soggetto riesce a leggere, migliore è la sua vista. Questo test può determinare lo stadio d’avanzamento di una cataratta
  • Test della lampada a fessura - mediante l’utilizzo di una potente lampada – un biomicroscopio – il medico sarà in grado di illuminare l’interno dell’occhio, verificando così la presenza di danni o cambiamenti. Un microscopio speciale viene utilizzato per esaminare ogni sezione dell’occhio frontale, così che l’oftalmologo possa rivelare anche le anomalie più piccole
  • Esame della retina - l’oftalmoscopia permette di esaminare il fondo dell’occhio. Questo strumento consente al dottore di visionare la retina e tutti gli altri componenti essenziali alla vista. Potrebbe rivelarsi necessario l’uso di prodotti che dilatano le pupille, come per esempio un collirio specifico che causa offuscamento della vista per diverse ore anche dopo l’esame.

Se la cataratta non costituisce un problema grave per la vista della persona, il medico può decidere di consigliare, in fase iniziale, trattamenti alternativi alla chirurgia. Sarà lui a indicare tutte le opzioni possibili da adottare, decidendo in base a quanto la cataratta sta compromettendo la vista, la qualità della vita e, ultima ma non per importanza, la salute psicofisica del suo paziente.

Cura della cataratta

Negli adulti che soffrono di cataratta provocata dall’invecchiamento, il deterioramento della vista è molto graduale. Questo significa che i primi stadi di visione offuscata non dovrebbero compromettere eccessivamente le attività quotidiane. Spesso, è infatti sufficiente compensare questa piccola mancanza con l’uso di luci intense o occhiali specifici. Via via che la condizione peggiora, però, la cataratta può causare gravi impedimenti alle attività di tutti i giorni come leggere e guidare. A questo punto, l’unica cura possibile è la chirurgia.

Generalmente, i bambini affetti da cataratte non sono soggetti a gravi deficit visivi. Tuttavia, se dovessero esserci, anche i più piccoli possono essere sottoposti a chirurgia e indossare occhiali o lenti a contatto per migliorare la vista.

Chirurgia della cataratta

Prima dell’intervento, il chirurgo si assicurerà del tuo stato di salute, delle condizioni dei tuoi occhi (per esempio, verificherà la presenza di altre malattie che possono dare complicazioni) e della gravità della cataratta. Verranno inoltre effettuate le dovute misurazioni per stabilire la curvatura della cornea, la dimensione e la forma degli occhi. Queste operazioni servono per determinare la potenza della lente artificiale che andrà a sostituire il cristallino affetto da cataratta.

Se necessiti di chirurgia della cataratta in entrambi gli occhi, i due interventi verranno effettuati separatamente, a distanza di qualche mese l’uno dall’altro, in maniera da permettere la completa guarigione del primo.

La procedura più diffusa per operare le cataratte prende il nome di facoemulsificazione e include una serie di attività oltre che l’uso di ultrasuoni che fratturano il cristallino:

  • L’occhio viene sottoposto ad anestesia, somministrata tramite iniezione o collirio
  • Vengono praticate delle incisioni alla cornea, in maniera da permettere il passaggio degli strumenti chirurgici
  • Una sonda viene inserita nell’occhio: essa produce ultrasuoni che frantumano il cristallino affetto da cataratta in tanti piccoli pezzi
  • Questi “piccoli pezzi” vengono emulsionati e il liquido viene aspirato fuori. La parte esterna della cataratta viene rimossa
  • Viene inserito un cristallino artificiale in plastica, iniettato attraverso le incisioni della cornea e collocato dove si trovava quello originale.

Il cristallino artificiale che sostituisce quello originale prende il nome di lente intraoculare (IOL). Esso funziona in maniera simile al cristallino naturale: concentra la luce esterna proiettandola sulla retina, e da lì viene trasmessa al cervello sotto forma di impulso elettrico. Il cristallino è piccolo, flessibile e può curvarsi: viene di solito realizzato in acrilico o silicone e costruito su misura, proprio come lenti a contatto e occhiali, per soddisfare la specifica prescrizione del paziente.

Esistono tre tipologie di lente intraoculare (IOL) al momento disponibili:

  • Lente intraoculare monofocale – specificamente installata per la corretta visione a una determinata distanza. È la lente intraoculare più diffusa. Di regola, queste lenti permettono la visione a distanza, ma richiedono l’uso degli occhiali per la messa a fuoco da vicino
  • Lente intraoculare multifocale – pensata per mettere a fuoco gli oggetti su varie distanze e consentire al paziente una visione corretta sia da lontano che da vicino
  • Lente intraoculare accomodativa – simili alle lenti multifocali, sfruttano un meccanismo chiamato “accomodazione” per migliorare la visione sulla breve distanza.

Le lenti monofocali vengono utilizzate per gli interventi standard ospedalieri, mentre lenti multifocali o accomodative potrebbero dover essere acquistate privatamente.

Prognosi per la cura della cataratta

La chirurgia della cataratta viene realizzata in regime di day hospital, così che il paziente possa tornare a casa immediatamente dopo l’operazione. I tempi di recupero sono, in genere, piuttosto brevi. L’occhio dovrebbe riacquisire sensibilità già dopo poche ore dall’operazione: ci vorranno invece alcune settimane perché la vista ritorni del tutto.

Per i primi giorni dopo l’operazione, è importante evitare attività faticose come lavoro e sport, rimanendo invece a riposo. Il paziente dovrebbe comunque essere in grado di leggere o guardare la TV, ma questo dipende anche dai tempi di recupero individuali. Se sei in attesa che anche il secondo occhio venga operato, in questo periodo potresti sperimentare limitazioni nelle attività di ogni giorno. Potresti inoltre avvertire alcuni effetti collaterali leggeri come mal di testa, fastidio agli occhi o vista offuscata. Qualora dovessero manifestarsi problemi più gravi, come perdita della vista o dolori acuti agli occhi, contatta immediatamente l’ospedale.

Ci sono complicazioni legate all’intervento?

Sì, come in qualunque altro trattamento chirurgico. La cataratta è, comunque, l’intervento chirurgico più effettuato al mondo (se ne eseguono decine di milioni l’anno nei Paesi sviluppati, oltre mezzo milione solo in Italia). Le tecniche attuali hanno ridotto molto i rischi intraoperatori (valutati attorno allo 0,01% circa).

Le complicanze, tuttavia, possono riguardare sia l’atto operatorio che il periodo successivo; una possibile complicanza è l’ipertono anche transitorio (aumento della pressione oculare). Altri problemi possono riguardare la superficie oculare (in particolare l’occhio secco), così come il fondo oculare, ad esempio l’èdema maculare o il distacco di retina (nei soggetti predisposti), oltre a poter coinvolgere il corpo vitreo (insorgenza o aumento di miodesopsie o corpi mobili), ecc.  Per quanto riguarda il momento chirurgico ci possono essere problemi a diverse strutture oculari (generalmente anteriori) che, nella maggior parte dei casi, non influenzano il risultato funzionale; tuttavia, potrebbero complicare l’intervento chirurgico stesso

1Spesso è però operabile, per cui è da considerarsi potenzialmente transitoria, ndr

2Per un elenco esaustivo delle possibili complicanze si consulti il consenso informato della SOI (Società Oftalmologica Italiana).